Linee per la pastorale giovanile di Mons. Bruno Forte

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L’AZIONE PASTORALE VERSO E CON I GIOVANI
LINEE ISPIRATIVE di
+ Bruno Forte

Arcivescovo di Chieti-Vasto


1. Ascolto. Chi vuol operare pastoralmente con i giovani deve anzitutto conoscerli ed ascoltarli lì dove essi crescono e maturano le scelte della loro vita, mettendoli al centro della propria attenzione e delle proprie cure, nella consapevolezza che essi sono un dono prezioso di Dio a tutta la comunità ecclesiale e civile e che in loro si prepara il futuro del mondo.

2. Amore. Condizione fondamentale per qualunque azione pastorale verso i giovani è l’amarli in maniera disinteressata, nel fermo desiderio e nell’impegno di comunicare loro la bellezza di Dio e la gioia del Vangelo di Gesù, agendo con pazienza e perseveranza perché i frutti potranno arrivare anche dopo molto tempo. L’ambito in cui sfidarli ad uscire da sé per andare verso gli altri è soprattutto la carità, dove essi più facilmente riconoscono il volto del Dio che è amore, specie nel servizio ai piccoli e ai poveri, vissuto in gesti concreti e in forme anche molto umili.

3. Autenticità. Perché il rapporto con i giovani sia autentico e fecondo è necessario che chi si rivolge loro sia credibile nella corrispondenza fedele fra le parole che dice e la vita che fa e che essi si sentano presi sul serio e resi protagonisti dei cammini che li riguardano. Non va mai dimenticato che i giovani sono portatori di domande e di qualità ben più profonde di quanto a volte si fa apparire nei “media” o si ritiene da parte di osservatori poco vicini al loro mondo vitale e al desiderio di vita piena e vera che è in loro.

4. Bellezza. Ai giovani non solo vanno proposti il vero in cui credere e il bene da fare, ma va anche presentata la bellezza indissociabile dal bene e dal vero: pertanto, va loro testimoniato chiaramente che Cristo è la via, la verità e la vita, e proprio così che credere in Lui e seguirLo è bello e rende l’esistenza piena di significato e di passione.

5. Memoria. Un limite che spesso caratterizza i giovani è il disinteresse verso il passato da cui veniamo: togliere a una persona o a un popolo la memoria, però, significa togliere le radici su cui l’albero della vita può crescere e dare frutto. È allora importante non sradicare mai i giovani dal loro contesto vitale, aiutandoli a scoprire e valorizzare la bellezza della tradizione vivente in cui la loro avventura umana viene a inserirsi. Un tale compito è necessario in particolare per la trasmissione della fede, che deve far tesoro della comunione dei credenti nel tempo e nello spazio, coniugando memoria e coscienza del presente, attenzione alle urgenze concrete e senso della mondialità, fedeltà al passato e audacia nell’aprirsi al futuro.

6. Adulti. Occorre far presente il più possibile agli adulti l’importanza di ascoltare e amare le giovani generazioni ed insieme è importante aiutare i giovani a scoprire il valore di una relazione autentica con chi li ha preceduti, in modo da costruire un dialogo reciprocamente arricchente fra le generazioni e una collaborazione il più possibile creativa e capace di coniugare fedeltà alla realtà e fedeltà al sogno di Dio su ognuna delle Sue creature. Gli adulti siano testimoni della gioia della propria vocazione e delle proprie scelte in modo da offrire ai giovani in maniera credibile l’attrazione di una vita matura nella fede.

7. Amicizie. Nelle relazioni reciproche i giovani vanno accompagnati a dare il massimo valore all’amicizia, fondata su rapporti di fiducia, fedeltà e trasparenza, aperta all’incontro con Dio e con gli altri come condizione della sua autenticità e della sua fecondità nel bene. Sul ponte dell’amicizia passa Cristo!

8. Educazione. Educare vuol dire introdurre la persona nella realtà totale e nelle possibilità di cambiamento per cui mettersi in gioco. Nell’azione educativa con e per i giovani occorre tener conto del fatto che il mondo cambia continuamente e che su questo cambiamento tutti possiamo e dobbiamo incidere. A volte sono i giovani per primi a non credere in una tale possibilità: occorre aiutarli a comprendere che ognuno deve dare il suo contributo per rendere migliore il futuro per tutti, ciascuno secondo le sue capacità e possibilità.

9. Linguaggio. Nell’operare per e con i giovani va data un’attenzione particolare al loro linguaggio, spesso plasmato dall’uso del “web”, che essi frequentano ormai come il villaggio globale dei loro incontri e dialoghi, rischiando anche di confondere legami virtuali e legami reali, rischio rispetto al quale vanno messi in guardia ed aiutati. Il linguaggio del cuore resta comunque sempre il più immediato e accessibile a tutti, fatto dei gesti semplici e dell’eloquenza del silenzio propri dell’amore vero.

10. Speranza. Chi crede non può non avere speranza, riposta nel Dio della vita e della storia, tale da tirare il futuro della Sua promessa nel presente degli uomini, per quanto complesso e ricco di sfide esso possa apparire. La testimonianza della fede ai giovani li raggiunge soprattutto se è credibile sul piano della carità vissuta e sa guardare con speranza al futuro a partire dalla promessa dischiusa per tutti nella morte e risurrezione di Cristo.

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