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Messaggio per la Quaresima 2018
del nostro Arcivescovo Bruno

I giovani procurano alle loro famiglie motivazione, slancio, affetto e quelle preoccupazioni che l’amore vero non può né deve mai evitare. Non solo oggetto di attenzione e di cure, i giovani sono soggetto di amore, fonte di speranza e di consolazione per chi li ama, anche quando con le loro attese o le loro intemperanze sfidano la capacità di amarli di chi ha dato e dà loro ogni giorno tenerezza, vicinanza e sostegno.

I GIOVANI...PAPA FRANCESCO

Non guardate dal balcone la vita“Non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! Voi… Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore. Cari giovani, per favore, non guardate dal balcone la vita”. 
(27 luglio 2013, Gmg di Rio de Janeiro)

Non bevete “frullato” di fede

“C’è il frullato di arancia, c’è il frullato di mela, c’è il frullato di banana, ma per favore non bevete ‘frullato’ di fede. La fede è intera, non si frulla”. 
(25 luglio 2013, Gmg di Rio de Janeiro)

Vivere, non vivacchiare

“È brutto vedere un giovane fermo, che vive, ma vive come un vegetale. A me danno tanta tristezza al cuore i giovani che vanno in pensione a 20 anni! Sì, sono invecchiati presto… Vivere, non vivacchiare!”. 
(21 giugno 2015, viaggio a Torino)

Spero che ci sia chiasso

“Desidero dirvi ciò che spero come conseguenza della Giornata della gioventù: spero che ci sia chiasso. Qui ci sarà chiasso, ci sarà. Qui a Rio ci sarà chiasso, ci sarà. Però io voglio che vi facciate sentire nelle diocesi, voglio che si esca fuori, voglio che la Chiesa esca per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità, immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo, da tutto quello che è l’essere chiusi in noi stessi”. 


(25 luglio 2013, Gmg di Rio de Janeiro)

Non giovani da museo, ma giovani santi

“Non dobbiamo avere la psicologia del computer che pretende di sapere tutto. Tutte le risposte sono nel computer, nessuna sorpresa. Non giovani da museo, ma giovani santi e per essere santi bisogna usare tre linguaggi: pensare bene, sentire bene, fare bene. E lasciarci sorprendere dall’amore e questa è la buona vita”. (18 gennaio 2015, viaggio in Sri Lanka e Filippine)

Chi non rischia non cammina

“La parola l’ho detta tante volte: rischia! Rischia. Chi non rischia non cammina. ‘Ma se sbaglio?’. Benedetto il Signore! Sbaglierai di più se tu rimani fermo, ferma: quello è lo sbaglio, lo sbaglio brutto, la chiusura. Rischia. Rischia su ideali nobili, rischia sporcandoti le mani, rischia come ha rischiato quel samaritano della parabola. Quando noi nella vita siamo più o meno tranquilli, c’è sempre la tentazione della paralisi. Non rischiare: stare tranquilli, quieti… Avvicinati ai problemi, esci da te stesso e rischia, rischia. Altrimenti la tua vita lentamente diventerà una vita paralitica; felice, contenta, con la famiglia, ma lì, parcheggiata. È molto triste vedere vite parcheggiate; è molto triste vedere persone che sembrano più mummie da museo che esseri viventi”. 
(Incontro a Villa Nazareth, 18 giugno 2016)